Questo articolo è stato scritto dal nostro esperto che sta analizzando il settore e aggiornando costantemente il nostro business plan per un progetto di pescheria.
Il mercato del pesce in Italia sta attraversando una fase di trasformazione significativa nel 2025.
Il settore mostra una forte dipendenza dalle importazioni che coprono l'80% dei consumi nazionali, mentre la produzione locale di pesca è in calo del 8,3% nel primo semestre 2024. Al contrario, l'acquacoltura registra una crescita costante rappresentando il 40% della produzione nazionale con 140.000 tonnellate annue.
Se vuoi davvero partire con il piede giusto, scarica il nostro business plan completo per aprire la tua pescheria.
Il mercato ittico italiano si caratterizza per un consumo pro capite di 31,21 kg annui, superiore alla media europea.
La Grande Distribuzione Organizzata domina con il 68% delle vendite totali, mentre crescono i prodotti surgelati (+26%) e certificati sostenibili (+30%).
Indicatore | Valore 2024 | Trend |
---|---|---|
Volume vendite primo semestre | 107.738 tonnellate | -8,3% vs 2023 |
Importazioni annue | 4 miliardi di euro | 80% del consumo |
Produzione pesca | 262.641 tonnellate | -6% annuo |
Produzione acquacoltura | 140.000 tonnellate | +30% biologico UE |
Consumo pro capite | 31,21 kg/anno | Sopra media UE (24kg) |
Quote GDO | 68% delle vendite | Stabile |
Pesce certificato MSC | 37.000 tonnellate | +30% crescita |

Quanto pesce si vende ogni anno in Italia?
Il volume totale di pesce venduto in Italia ha raggiunto 107.738 tonnellate nel primo semestre del 2024, registrando però un calo significativo dell'8,3% rispetto allo stesso periodo del 2023.
Solo nella rete Coop Alleanza 3.0 sono state vendute oltre 5.200 tonnellate nel 2023, generando un fatturato di quasi 90 milioni di euro. Questo dato rappresenta una porzione significativa del mercato nazionale e dimostra la concentrazione delle vendite nei grandi gruppi della distribuzione organizzata.
Il calo delle vendite riflette diverse problematiche strutturali del settore, tra cui la diminuzione della produzione locale e l'aumento dei costi di importazione. La tendenza negativa si è accentuata particolarmente per alcune specie tradizionali come le acciughe (-18,5%) e le vongole (-9,5%).
Nonostante il trend generale negativo, alcune categorie mostrano segnali di crescita, come le sardine che hanno registrato un incremento del 6,5% nel 2024.
Quali sono le specie ittiche più vendute e le loro quote di mercato?
Il salmone mantiene saldamente la leadership degli acquisti ittici in Italia, confermandosi come la specie preferita dai consumatori italiani.
Subito dopo il salmone troviamo l'orata e il pesce spada che occupano le posizioni di vertice nella classifica delle vendite nazionali. Queste tre specie rappresentano insieme la maggior parte del volume d'affari del settore ittico italiano.
Le acciughe e le vongole, pur essendo tra le specie più pescate a livello nazionale, stanno vivendo un momento difficile con cali rispettivamente del 18,5% e del 9,5% nel 2024. Questo contrasto evidenzia come le preferenze dei consumatori si stiano orientando verso prodotti di importazione o allevamento.
Le sardine rappresentano un'eccezione positiva nel panorama nazionale, essendo l'unica specie autoctona in crescita con un incremento del 6,5% nel 2024. Questo trend potrebbe essere legato sia ai prezzi più accessibili che alla crescente attenzione verso prodotti locali e sostenibili.
Quanto pesce importiamo rispetto alla produzione locale?
L'Italia dipende massicciamente dalle importazioni ittiche, con lo stock nazionale che copre appena il 20% dei consumi interni.
Fonte | Volume/Valore | Percentuale sul totale |
---|---|---|
Importazioni | 4 miliardi di euro | 80% del consumo |
Pesca nazionale | 262.641 tonnellate | 15% del consumo |
Acquacoltura nazionale | 140.000 tonnellate | 5% del consumo |
Calo pesca 2024 | -38,1% nasello | Trend negativo |
Calo gamberi 2024 | -29,5% volume | Gennaio-luglio vs 2023 |
Acquacoltura biologica UE | +30% crescita | Trend positivo |
Nuove specie allevamento | Ricciola, cernia | Diversificazione |
Quali sono i principali canali di distribuzione del pesce?
La Grande Distribuzione Organizzata domina il mercato ittico italiano con una quota complessiva del 68% delle vendite totali.
Nel dettaglio, la GDO tradizionale detiene il 41% degli acquisti, mentre gli ipermercati rappresentano il 27% del mercato. Questa concentrazione dimostra come i consumatori italiani privilegino sempre più l'acquisto di pesce presso i grandi punti vendita per convenienza e garanzie igienico-sanitarie.
I mercati tradizionali e la ristorazione mantengono ancora una quota significativa del 30%, anche se in calo del 3% nel 2023. Questo canale resta importante soprattutto per prodotti freschi e specialità locali, ma sta perdendo terreno rispetto alla grande distribuzione.
Il canale online rappresenta ancora una quota marginale del 3%, ma mostra segnali di crescita interessanti con lo sviluppo di servizi come "Chiama e Ritira" e piattaforme specializzate per la ristorazione professionale. Questo è proprio uno degli aspetti che approfondiamo nel nostro business plan completo per aprire la tua pescheria.
Come sono andati i prezzi negli ultimi 12 mesi?
I prezzi del pesce hanno mostrato una stabilità generale nel 2024, con alcune oscillazioni stagionali significative soprattutto durante i periodi di festa.
All'ingrosso si è registrata una sostanziale stabilità dei listini, ad eccezione di picchi natalizi per alcune specie come le acciughe che hanno visto incrementi del 15% a Venezia durante le festività. Questi rialzi temporanei sono legati all'aumento della domanda in periodi specifici dell'anno.
Per quanto riguarda i prezzi al consumo, l'inflazione del settore ittico è scesa dal +4,2% di settembre 2023 al +3,1% di dicembre 2023, dimostrando una tendenza alla normalizzazione. Il pesce surgelato ha registrato aumenti più contenuti (+2,9%) rispetto al fresco (+1,8%).
La differenza di andamento tra fresco e surgelato riflette le diverse dinamiche di approvvigionamento e conservazione, con i prodotti surgelati che beneficiano di catene logistiche più efficienti e minori sprechi.
Quali regioni consumano più pesce?
Il consumo pro capite nazionale di pesce in Italia è di 31,21 kg all'anno, superiore alla media europea di 24 kg.
Il Nord-Ovest guida la classifica nazionale rappresentando il 30% della spesa totale per prodotti ittici. Questa concentrazione è legata sia alla maggiore densità di popolazione che al potere d'acquisto più elevato di queste regioni.
La Romagna si distingue con 385 tonnellate vendute nel 2023, seguita dalla Puglia con 328 tonnellate e dal Veneto-Friuli con 100 tonnellate. Questi dati evidenziano come le regioni costiere mantengano tradizioni di consumo ittico più radicate.
Le differenze regionali riflettono non solo fattori geografici e culturali, ma anche diverse capacità di spesa e accessibilità ai prodotti ittici freschi attraverso i canali distributivi locali.
Come sta andando la produzione locale di pesce?
La produzione ittica locale italiana mostra un andamento differenziato tra pesca tradizionale in forte calo e acquacoltura in crescita.
La pesca nazionale ha subito perdite significative con il nasello in calo del 38,1% e i gamberi del 29,5% nel periodo gennaio-luglio 2024 rispetto al 2023. Questo trend negativo è attribuibile a fattori ambientali, sovrasfruttamento delle risorse e cambiamenti climatici che influenzano la distribuzione delle specie.
Al contrario, l'acquacoltura italiana registra una crescita sostenuta, con il settore biologico in crescita del 30% a livello europeo. Gli investimenti si concentrano su nuove specie come ricciola e cernia, diversificando l'offerta tradizionale basata su orate, spigole e trote.
La produzione totale di acquacoltura raggiunge 140.000 tonnellate annue, rappresentando il 40% della produzione ittica nazionale. Questo settore beneficia di innovazioni tecnologiche nella nutrizione di precisione e nell'ottimizzazione degli impianti di allevamento.
Quanto influisce la stagionalità sul mercato del pesce?
La stagionalità ha un impatto determinante sia sull'offerta che sulla domanda di prodotti ittici in Italia.
Dal lato dell'offerta, specie come la triglia sono più disponibili in inverno, mentre orata e sardina raggiungono i picchi di cattura nei mesi estivi. Questa variabilità naturale influenza direttamente i prezzi e la disponibilità sui mercati all'ingrosso.
La domanda mostra incrementi significativi durante i mesi estivi, con picchi del 15% rispetto ai periodi invernali. Questo aumento è legato sia al turismo che alle abitudini alimentari stagionali degli italiani che privilegiano il pesce durante l'estate.
La gestione della stagionalità rappresenta una sfida cruciale per operatori e distributori, che devono bilanciare l'offerta variabile con una domanda in costante crescita nei mesi caldi, prestando particolare attenzione alla conservazione e alla catena del freddo.
Come stanno cambiando le abitudini dei consumatori?
I consumatori italiani stanno modificando significativamente le proprie abitudini di acquisto e consumo di prodotti ittici.
I prodotti surgelati hanno registrato una crescita del 26% nelle vendite post-pandemia, dimostrando come i consumatori abbiano sviluppato maggiore fiducia verso questa categoria. La praticità di conservazione e la possibilità di gestire meglio gli sprechi alimentari sono i principali driver di questo cambiamento.
Cresce l'attenzione verso la sostenibilità con un incremento del 30% per i prodotti certificati MSC, che hanno raggiunto 37.000 tonnellate nel 2023. I consumatori sono sempre più consapevoli dell'impatto ambientale delle proprie scelte alimentari.
Si diffonde l'acquisto online attraverso piattaforme specializzate come Everli e servizi direct-to-consumer. Anche se ancora marginale, questo canale mostra tassi di crescita interessanti soprattutto per la clientela giovane e urbana. Questo è proprio uno degli aspetti che approfondiamo nel nostro business plan completo per aprire la tua pescheria.
Quali sono i principali problemi logistici e normativi?
Il settore ittico italiano affronta sfide significative sia dal punto di vista logistico che normativo che penalizzano la competitività.
La frammentazione dei mercati all'ingrosso rappresenta il problema principale: l'Italia conta 137 strutture sparse sul territorio, molto meno efficienti rispetto ad altri paesi europei. Solo il 33% del pesce transita attraverso i mercati all'ingrosso, contro il 100% di altri paesi UE.
Le normative europee impongono vincoli crescenti con il fermo biologico, l'obbligo di sistemi VMS (blue box) per il monitoraggio delle imbarcazioni e regole stringenti sulle maglie delle reti da pesca. Questi obblighi, pur necessari per la sostenibilità, aumentano i costi operativi per i pescatori.
La tracciabilità obbligatoria lungo tutta la filiera richiede investimenti tecnologici significativi, soprattutto per i piccoli operatori che rappresentano la maggioranza del settore ittico italiano.
Quanta percentuale del pesce è certificata?
La percentuale di pesce certificato in Italia mostra differenze significative tra sostenibilità ambientale e biologico.
- Prodotti certificati MSC (sostenibili): 19% del mercato globale con 500 prodotti disponibili in Italia
- Crescita dei prodotti sostenibili: +30% nelle vendite per un totale di 37.000 tonnellate nel 2023
- Acquacoltura biologica: meno del 5% in Italia, Francia e Spagna contro l'84% dell'Irlanda
- Certificazioni di tracciabilità: in crescita ma ancora frammentate tra diversi standard
- Etichettatura obbligatoria: copre il 100% del pesce venduto al dettaglio con indicazione di origine e metodo di produzione
Quali sono le prospettive di crescita per i prossimi 2-3 anni?
Le prospettive per il settore ittico italiano nel periodo 2024-2026 mostrano opportunità di crescita significative in settori specifici.
L'acquacoltura rappresenta il settore con maggiori potenzialità di espansione, con previsioni di crescita fino a 800 impianti attivi e focus su nuove specie e tecnologie di nutrizione di precisione. Gli investimenti si concentrano su ricciola, cernia e specie innovative per diversificare l'offerta tradizionale.
Il mercato della sostenibilità continuerà a crescere con investimenti in certificazioni ambientali e tecnologie per ridurre l'impatto ecologico. Le aziende che investiranno in tracciabilità e sostenibilità avranno vantaggi competitivi significativi.
Il canale online mostrerà crescita accelerata per i servizi direct-to-consumer, mentre le importazioni resteranno critiche coprendo l'80% del consumo, ma con sforzi per incrementare la produzione locale attraverso politiche di incentivazione. Questo è proprio uno degli aspetti che approfondiamo nel nostro business plan completo per aprire la tua pescheria.
Conclusione
Il mercato del pesce in Italia nel 2025 presenta un quadro complesso caratterizzato da sfide strutturali e opportunità emergenti. La forte dipendenza dalle importazioni (80% del consumo) e il calo della pesca tradizionale (-8,3% nel primo semestre 2024) evidenziano criticità che richiedono interventi strategici. Tuttavia, la crescita dell'acquacoltura (+30% per il biologico) e l'evoluzione delle preferenze dei consumatori verso prodotti sostenibili (+30% per certificati MSC) e surgelati (+26%) aprono prospettive interessanti per gli operatori del settore.
Questo articolo ha uno scopo puramente informativo e non deve essere interpretato come una consulenza finanziaria. Si consiglia ai lettori di rivolgersi a un professionista qualificato prima di prendere qualsiasi decisione di investimento. Decliniamo ogni responsabilità per eventuali azioni intraprese sulla base delle informazioni fornite.
Per chi sta valutando di entrare nel settore ittico, è fondamentale comprendere questi trend e prepararsi alle sfide future.
La chiave del successo sarà la capacità di adattarsi ai cambiamenti del mercato e alle nuove esigenze dei consumatori, investendo in sostenibilità e innovazione.
Fonti
- Cronache di Gusto - Pesce e acquisti degli italiani
- BMTI - Bollettino mercato ittico
- Qualivita - La pesca italiana e le importazioni
- Pesce in Rete - Acquacoltura in Italia
- Pubblicità Italia - Il mercato del pesce
- Sapore di Mare - Pesce surgelato e nuove abitudini
- Il Fatto Alimentare - Pesce sostenibile e marchio MSC
- Mordor Intelligence - Europe Seafood Market