Dati sul mercato dei negozi di alimentari in Italia

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La GDO italiana ha visto una crescita dei ricavi del 6,7%

La GDO italiana ha registrato nel 2022 una crescita dei ricavi del 6,7% rispetto al 2021, grazie all'aumento della domanda di prodotti alimentari dovuto all'inflazione.

Tra le aziende italiane, Eurospin si è confermata la regina di utili e di Roi, con una crescita dei ricavi del 7,7% nel 2022. Coop Alleanza 3.0 è stata la maggiore cooperativa per vendite, con 4,3 miliardi di euro. La Distribuzione Organizzata ha mostrato un forte dinamismo, aumentando il suo peso sul mercato dal 33,3% del 2017 al 37,9% del 2021.

Tuttavia, i margini operativi sono diminuiti a causa dell'incertezza sui costi e dei problemi di approvvigionamento. Tra i segmenti della GDO, i discount e la private label hanno avuto le migliori performance, beneficiando della ricerca di risparmio da parte dei consumatori. Il canale online ha continuato a crescere, ma con una quota di mercato ancora limitata. La concentrazione del mercato è rimasta stabile, con i primi cinque operatori che detengono il 57,1% delle vendite.

Fonte: Fruitbookmagazine

I supermercati italiani sono 10.919

I supermercati italiani sono 10.919, secondo i dati dell’Osservatorio nazionale del commercio del ministero dello Sviluppo economico.

Si tratta di esercizi al dettaglio nel campo alimentare, organizzati prevalentemente a libero servizio, che dispongono di una superficie di vendita compresa tra 400 e 2.500 metri quadrati. Hanno un assortimento di prodotti, in massima parte di largo consumo, appartenenti a differenti merceologie, generalmente suddivisi in reparti.

I supermercati italiani fanno parte della grande distribuzione organizzata (GDO), che comprende anche altre tipologie di esercizi, come i grandi magazzini, gli ipermercati, i discount e i cash & carry. La GDO italiana ha registrato nel 2022 una crescita dei ricavi del 5%, grazie all'aumento della domanda di prodotti alimentari dovuto all'inflazione e alla pandemia. Tuttavia, i margini operativi sono diminuiti a causa dell'incertezza sui costi e dei problemi di approvvigionamento.

Tra i supermercati italiani, Esselunga si è confermata la regina di utili cumulati tra il 2015 e il 2019, seguita da Eurospin e Conad. Lidl Italia è stata la società cresciuta di più nelle vendite nello stesso periodo, seguita da Eurospin e Agorà. Tra le città italiane, al Nord e al Centro si trovano i supermercati più economici, mentre al Sud si spende di più per fare la spesa.

Fonte: True Numebers

In crescita le vendite dei beni alimentari del 2,2%

A gennaio 2023, le vendite al dettaglio in Italia hanno registrato un aumento congiunturale del 1,7% in valore e del 1,2% in volume, secondo i dati dell'Istat.

In particolare, sono in crescita sia le vendite dei beni alimentari (+2,2% in valore e +1,9% in volume) sia quelle dei beni non alimentari (+1,4% in valore e +0,7% in volume). Su base tendenziale, invece, le vendite al dettaglio mostrano un andamento divergente tra valore e volume.

A gennaio 2023, le vendite al dettaglio aumentano del 6,2% in valore e registrano un calo in volume del 2,4%, rispetto allo stesso mese del 2022. Questa differenza è spiegata dall'effetto dell'inflazione, che ha eroso il potere di acquisto dei consumatori e ha determinato un aumento dei prezzi dei prodotti alimentari e non alimentari.

Tra i settori merceologici, i beni alimentari hanno registrato una crescita tendenziale maggiore rispetto ai beni non alimentari, sia in valore (+7,5%) sia in volume (-4,4%). Tra i beni non alimentari, invece, si sono evidenziate performance differenziate a seconda dei gruppi di prodotti. I più dinamici sono stati i prodotti di profumeria e cura della persona (+10,7%) e l'abbigliamento e pellicceria (+9,4%), mentre l'unico settore in calo è stato quello dei prodotti farmaceutici (-1,4%).

Fonte: Istat

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I piccoli alimentari hanno aumentato le vendite del 18,9%

I piccoli alimentari sono le imprese operanti su piccole superfici, con una superficie di vendita inferiore a 400 metri quadrati, che offrono un assortimento di prodotti alimentari e non alimentari.

Questa forma di vendita ha subito una forte concorrenza da parte della grande distribuzione e dei discount, ma ha saputo reagire con strategie di differenziazione e di prossimità al cliente. Nel 2020, i piccoli alimentari hanno registrato un aumento delle vendite del 18,9% rispetto al 2019, secondo i dati dell'Ismea.

Questo risultato è dovuto alla maggiore domanda di prodotti alimentari da parte delle famiglie, che hanno ridotto le spese per la ristorazione e hanno privilegiato i negozi vicini a casa.

Tra i prodotti più venduti dai piccoli alimentari nel 2020 ci sono stati i prodotti freschi e locali, come frutta e verdura, carne, pesce e formaggi. Questi prodotti sono percepiti come più genuini e sicuri dai consumatori, che hanno mostrato una maggiore attenzione alla qualità e alla sostenibilità. I piccoli alimentari hanno anche incrementato l'offerta di servizi aggiuntivi, come la consegna a domicilio, il ritiro in negozio e il pagamento digitale.

Fonte: Fippa

La crescita dei punti vendita nelle aree a bassa urbanizzazione è dello 0,3%

Le aree a bassa urbanizzazione sono quelle con una densità di popolazione inferiore a 150 abitanti per chilometro quadrato, secondo la definizione dell'Istat.

Queste aree comprendono il 40% del territorio nazionale e il 15% della popolazione residente. Si tratta di zone prevalentemente rurali o montane, caratterizzate da una minore accessibilità ai servizi e da una maggiore dispersione geografica.

I punti vendita nelle aree a bassa urbanizzazione sono gli esercizi commerciali che si trovano in queste zone e che offrono prodotti alimentari e non alimentari ai consumatori locali. Si tratta spesso di piccoli negozi, supermercati o discount, che devono fare i conti con una domanda limitata e con una maggiore concorrenza da parte della grande distribuzione e dell'e-commerce.

La crescita dei punti vendita nelle aree a bassa urbanizzazione è stata dello 0,3% in Italia nel 2020, secondo i dati di Nielsen. Si tratta di un dato positivo, se confrontato con il calo registrato negli anni precedenti. Questo risultato è dovuto alla maggiore domanda di prodotti alimentari da parte delle famiglie, che durante la pandemia hanno privilegiato i negozi vicini a casa e hanno ridotto le spese per la ristorazione.

Fonte: PWC

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